05 maggio, 2013

la matematica della birra


Una birra non è buona se nel bicchiere non forma uno strato di schiuma densa e consistente. Peccato che l'effetto duri poco... ma non sarà così ancora a lungo: Robert MacPherson (Institute for Advanced Study di Princeton) e David Srolovitz (Yeshiva University di New York) hanno infatti chiamato in causa la matematica per definire la formula della birra perfetta, con un'equazione che permette di spiegare come "funziona" la schiuma e, soprattutto, perché quella di una Guinness è più compatta e duratura.



 In pratica la schiuma della birra è una rete composta da tante bollicine separate da liquido. Le bolle hanno "pareti mobili", perciò, in pochi minuti, quelle più piccole si fondono tra loro e quelle più grandi scoppiano per effetto della gravità, che attira verso il basso il liquido. Il segreto della Guinness sarebbe quindi una diversa composizione di questa struttura "reticolare"... ma che farsene di una teoria matematica della birra? È difficile che a beneficiarne saranno gli estimatori, perché i produttori non abbandoneranno di certo i loro metodi di lavorazione tradizionale. Per fortuna. Dallo studio della schiuma di malto e luppolo arriveranno invece importanti novità per la formulazione di altre strutture chimiche reticolari, a partire dalla ceramica (foto: la "schiuma" della ceramica, in alto, e quella tipica della birra).

La birra eccita il cervello maschile


La bevanda stimola la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore legato al concetto di ricompensa. E l'effetto dell'alcol non c'entra, è una questione di gusto.



Una tira l'altra. Ma l'alcol non è l'unico elemento che ci fa desiderare una birra ghiacciata. Anche il sapore - almeno per gli uomini - fa la sua parte. Photo lint01, Flickr.
Una tira l'altra. Ma l'alcol non è l'unico elemento che ci fa desiderare una birra ghiacciata. Anche il sapore - almeno per gli uomini - fa la sua parte. Photo lint01, Flickr.

Una bella rossa - in pinta - il derby, gli amici: per un uomo, qualcosa di molto vicino al paradiso. Ma cosa avrà mai di tanto speciale la birra agli occhi, e alle papille, maschili?

Una ricerca dell'Indiana University School of Medicine (USA) lo rivela: la più popolare bevanda fermentata stimola nel cervello maschile la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore rilasciato in concomitanza di stimoli legati al piacere e alla ricompensa.
Amore al primo sorso
I ricercatori hanno sottoposto a tomografia a emissione di positroni (PET) una tecnica di scansione cerebrale, 49 volontari ai quali sono stati somministrati sotto forma di spray alternativamente acqua, sport drink e birra. A ciascuno sono stati dati 15 millilitri di liquidi nell'arco di 15 minuti, l'equivalente della birra che si berrebbe condividendo una pinta con 38 persone. Così gli scienziati hanno escluso che l'effetto sul cervello fosse dovuto all'alcol, assunto dai soggetti in minime quantità.

La birra, tra tutte le bevande, è stata quella che più ha stimolato la produzione di dopamina: dopo averla assaggiata, gli uomini erano inoltre più propensi a chiedere qualcosa di alcolico. È la prima ricerca che mostra come sia sufficiente il gusto di un drink a sollecitare il rilascio di dopamina, al di là delle conseguenze dell'alcol. L'effetto si è registrato comunque in modo più pronunciato sui soggetti con storie familiari di alcolismo alle spalle. Avere parenti con problemi di dipendenza da alcol potrebbe quindi essere un fattore di rischio per sviluppare a propria volta alcolismo.

Qual è il sogno più ricorrente?


Il sogno più diffuso in tutte le culture è, in realtà, un incubo e cioè essere inseguiti da qualcuno che vuole assalirci.

L’interpretazione non ha necessariamente valenza negativa: scappare in sogno può indicare che nella vita reale stiamo perseguendo un obiettivo ma tentiamo di sottrarci a un confronto, o a una responsabilità, che meritano più attenzione.

Assume, invece, significato negativo quando l’inseguitore è un uomo incappucciato, un lupo feroce o un mostro spaventoso, che alla fine ci cattura e ci divora: rappresenta una parte della nostra psiche che è fonte di angoscia. E spesso è indice di depressione.

Avere sorelle influenza il carattere?


Le sorelle fanno circolare le emozioni e allentano le tensioni - Foto: © Image Source/Corbis
Le sorelle fanno circolare le emozioni e allentano le tensioni - Foto: © Image Source/Corbis

Aiuta a crescere più serenamente. Lo ha mostrato uno studio della Scuola di psicologia dell’Università dell’Ulster (Irlanda del Nord). I ricercatori hanno intervistato 571 ragazzi di età compresa fra 17 e 25 anni, indagando su vari aspetti della loro personalità, tra cui l’atteggiamento verso il futuro. I ragazzi con sorelle tendono a sviluppare una personalità più equilibrata, a essere più positivi e a instaurare rapporti più sereni con i genitori.


Una questione di emozioni
L’effetto benefico delle femmine sta nella loro capacità di parlare apertamente dei sentimenti: ciò stimola anche i maschi a esternare più spesso ciò che provano. Le sorelle fanno circolare le emozioni, allentano le tensioni e favoriscono la comunicazione all’interno del nucleo famigliare. Non nascondono i problemi, anzi fanno sì che vengano a galla e siano affrontati. La loro influenza positiva si osserva soprattutto nei momenti di difficoltà e in caso di separazione dei genitori: quando è particolarmente importante riuscire a esprimere paure e sentimenti. E i figli unici? Rischiano di assorbire le ansie famigliari senza poterle stemperare con un “complice”: è importante che fin da piccoli possano frequentare altri bambini per confrontarsi in un rapporto alla pari. Cosa cui è “costretto” chi ha molti fratelli: deve dividere con gli altri l’attenzione dei genitori ma impara precocemente a gestire i conflitti e a prendere in considerazione il punto di vista dell’altro.

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01 maggio, 2013

Vuoi potenziare la memoria? Stringi i pugni


questo semplice gesto attiverebbe le aree cerebrali coinvolte nella processazione dei ricordi, potenziandone l'attività neuronale.

di: klevis gockaj
Pronto per imparare a memoria una lunga fila di vocaboli. Photo credit: © Ingolf Hatz/Corbis
Pronto per imparare a memoria una lunga fila di vocaboli. Photo credit: © Ingolf Hatz/Corbis

Serrare i pugni non è solo sinonimo di impazienza o rabbia, ma anche una tecnica utile agli smemorati: stringere le dita delle mani potrebbe aiutare a potenziare la memoria, come rivela uno studio pubblicato su Plos One. In particolare, stringere il pugno destro servirebbe a memorizzare una lista di parole, stringere quello sinistro, a richiamare questi vocaboli alla mente.

Questi semplici movimenti andrebbero infatti a modificare temporaneamente i circuiti cerebrali utilizzati, attivando le aree coinvolte nei processi di memorizzazione. In particolare, il gesto potenzierebbe l'attività neuronale nel lobo frontale dell'emisfero controlaterale rispetto alla mano usata (il lobo frontale destro se si stringe la sinistra e viceversa).

La stretta giusta al momento giusto

Un gruppo di neuroscienziati della Montclair State University (Canada) ha suddiviso 50 partecipanti in 5 gruppi. A tutti è stata sottoposta una lista di 72 nomi da memorizzare. Il primo doveva stringere la mano destra per 90 secondi prima di imparare i vocaboli a memoria, e fare lo stesso prima di ripeterli; il secondo doveva ripetere le stesse azioni ma con la mano sinistra, mentre il terzo e il quarto gruppo dovevano alternare le due mani prima di memorizzare e ripetere. Un quinto gruppo di controllo ha compiuto l'esperimento senza stringere i pugni.



Il gruppo che ha stretto il pugno destro prima di memorizzare e il sinistro prima di ricordare i termini ha ottenuto i migliori risultati, sia rispetto a chi aveva usato modalità diverse, sia rispetto al gruppo di controllo (anche se in quest'ultimo caso la differenza registrata, avvertono gli scienziati, non è risultata statisticamente significativa).

Lo studio, pur essendo molto suggestivo e pubblicato su un'importante rivista scientifica, ha però un forte difetto: è stato realizzato su un campione molto limitato di persone (soltanto 50). Le sue conclusioni non vanno prese come definitive.

Passate ricerche hanno dimostrato che stringere il pugno destro attiva l'emisfero sinistro del cervello, e stringere il sinistro attiva quello destro. Nella processazione dei ricordi si utilizzano entrambi i lati del cervello: quello sinistro per codificare le memorie e quello destro per richiamarle alla mente. Ulteriori ricerche dovranno chiarire, magari anche attraverso la tecnica dell'fMRI, se sia possibile migliorare, stringendo i pugni, anche le performance in altri processi mentali, come le abilità verbali e spaziali o la memoria fotografica di luoghi e volti.

15 aprile, 2013

Una app per dirottare gli aerei


Una app permetterebbe di prendere il controllo dei sistemi di volo di un aereo commerciale con pochi tap sullo schermo di un telefono Android. Cosa c'è di vero? C'è da preoccuparsi?


Basta armi: per dirottare un aereo potebbe bastare uno smartphone. Nella foto: il volo TWA 847 dirottato nel 1985 da un commando di terroristi. (© Alain Nogues/Sygma/Corbis)
Basta armi: per dirottare un aereo potebbe bastare uno smartphone. Nella foto: il volo TWA 847 dirottato nel 1985 da un commando di terroristi. (© Alain Nogues/Sygma/Corbis)

“C’è una app per tutto”, recitava qualche tempo fa la pubblicità di una nota marca di smartphone. E da oggi c’è una app anche per mandare in tilt i sistemi elettronici di un aereo di linea. L’ha sviluppata il tedesco Hugo Teso, esperto di sicurezza informatica ed ex pilota civile.

Hacker volante 
L’inquietante software è il frutto di 3 anni di lavoro ed è stato presentato la scorsa settimana alla Hack in the Box 2013, una delle più importanti conferenze sulla sicurezza digitale che si tiene ogni anno ad Amsterdam. Teso, che non è un terrorista ma un rispettabile professionista molto apprezzato nel suo campo, con la sua app ha voluto mettere in luce le falle, o exploit come le chiamano gli esperti, dei sistemi elettronici attualmente utilizzati nell’aviazione civile.



Secondo Teso il primo bug sarebbe nel Automated Dependent Surveillance-Broadcast (ADS-B), un sistema di controllo utilizzato per l’identificazione e il tracciamento dei movimenti a terra degli aeromobili. Questo apparato è privo di sistemi di criptazione e autenticazione delle comunicazioni e ciò lo renderebbe un facile bersaglio per terroristi e malintenzionati informatici.

Come ti cracco il Boeing
E altrettanto vulnerabile sarebbe l’Aircraft Communications Addressing and Reporting System (ACARS), il sistema che permette ai velivoli di comunicare via radio e via satellite con le stazioni poste a terra. Nella sua dimostrazione Teso ha utilizzato ACARS per caricare dei dati falsi nel sistema di volo di un simulatore, il cui software è identico a quello utilizzato sui veri aeroplani.
Grazie alla sua applicazione PlaneSploit (ovviamente non disponibile sugli app store) e a un comune smartphone Android, l’esperto ha dimostrato di essere in grado di disinnestare il pilota automatico, prendere il controllo della cloche, cambiare la rotta, far schiantare l’aereo a terra e aprire i comparti delle maschere dell’ossigeno.

Agghiacciante vero?

Ma la cosa più preoccupante è che Teso si è procurato tutto l’hardware e il software necessario a condurre i test, cioè le apparecchiature informatiche di bordo degli aerei di linea, per poche centinaia di euro su eBay e altri siti web.
 “Il sistema ACARS non ha alcun tipo di protezione: ciò significa che l’aereo non è in grado di capire la provenienza e la genuinità dei messaggi che riceve” ha spiegato Teso in un‘ intervista a Forbes. “In altre parole, con la mia app, è possibile impartire all’aereo qualsiasi comando”.
La realizzazione di attacco informatico di questo tipo ai sistemi di controllo degli aerei richiede comunque competenze informatiche di alto livello.

Si corre ai ripariA tranquillizzare i passeggeri ci provano le aziende che producono i sistemi informatici utilizzati sui velivoli commerciali, sottolineando come la dimostrazione di Teso abbia avuto come bersaglio un simulatore disponibile pubblicamente e privo, a differenza degli aerei veri, di qualunque protocollo di sicurezza.
La Federal Aviation Administration statunitense e la European Aviation Safety Administration hanno comunque già preso contatti con l’esperto tedesco e si sono impegnate ad analizzare e correggere le falle in tempi molto rapidi.

Piove anche su Saturno: tutta colpa degli anelli


Il telescopio Keck rivela che dagli anelli di Saturno piove acqua. Una scoperta che aiuterà gli scienziati a comprendere l'evoluzione del pianeta.


Nell'illustrazione, le particelle d'acqua cariche di elettricità fuoriescono dai suoi anelli e si vengono attratte verso l'atmosfera, creando delle "strisce" meno luminose - Foto: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/University of Leicester
Nell'illustrazione, le particelle d'acqua cariche di elettricità fuoriescono dai suoi anelli e si vengono attratte verso l'atmosfera, creando delle "strisce" meno luminose - Foto: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/University of Leicester

Anche su Saturno piove, ma in modo molto curioso, e cioè dai suoi stessi anelli: particelle cariche si staccherebbero dgli anelli ghiacciati e pioverebbero sul pianeta, "dipingendo" uno sugli strati più alti dell'atmosfera delle fasce scure.
Grazie al telescopio Keck che si trova alle Hawaii i ricercatori dell’Università britannica di Leicester hanno individuato a livello della ionosfera diverse fasce scure parallele all’equatore, in parte già evidenziate dalla sonda Voyager negli anni Ottanta ma finora rimaste inspiegabili. Le osservazioni a infrarossi hanno permesso di tracciare corrispondenze precise tra le fasce più scure visibili al di sopra della superficie del pianeta e quelle più dense e brillanti dei suoi anelli, composti da ghiaccio e vapore acqueo. È proprio da qui che le molecole di acqua, ionizzate dalle radiazioni solari, si caricano di elettricità e vengono attratte dal campo magnetico del pianeta che le conduce all'interno della ionosfera, dove neutralizzano la brillantezza degli atomi di idrogeno. 

Cosa c’è di nuovo?

L’ipotesi di precipitazioni provenienti dagli anelli era già stata avanzata in passato, ma il meccanismo che le produce e la loro quantità rimanevano un mistero. Oggi si stima che le aree soggette a queste piogge coprano il 30-40% della superficie atmosferica del pianeta, per una quantità di acqua che va da una a dieci piscine olimpioniche al giorno. Ed è molto più di quanto si pensasse.

Oltre a essere affascinante, lo studio di questo fenomeno ha spiegato perché a certe latitudini (quelle soggette alle piogge) la densità di elettroni nella ionosfera scende in modo inusuale. Questo mette anche in luce che le particelle che compongono gli anelli a circa 60 mila chilometri dalla superficie influenzano il clima e la composizione atmosferica di vastissime aree. «Saturno è il primo pianeta che mostra un'interazione significativa tra la sua atmosfera e il sistema anulare» ha dichiarato James O'Donoghue, uno degli autori dello studio.

Questo primo passo è fondamentale per comprendere la formazione e l’evoluzione del sistema di anelli e i cambiamenti dell’atmosfera del pianeta. Noi intanto aspettiamo il prossimo capitolo.

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12 aprile, 2013

PAFTA LOFIAAAA

Lo scienziato Ali Razeghi: “Ho inventato la macchina del tempo”

Il dispositivo realizzato dal 27enne di Teheran consentirebbe di prevedere i prossimi 5-8 anni della futura vita di ognuno, con il 98% di precisione.


macchina tempo




E se fosse possibile viaggiare nel tempo? Uno scienziato iraniano sostiene di ave creato lamacchina del tempoRitorno al futuro potrebbe essere passato dalla TV alla realtà. Il 27enneAli Razeghi non avrebbe dubbi.
Il dispositivo da lui ideato ha funzionato con una serie di complessi algoritmi in grado, a suo dire, di “prevedere da cinque a otto anni della vita futura di ogni individuo, con il 98 per cento di precisione”. Il suo nome è Aryayek Time Traveling Machine.
Diversamente però dalla celebre DeLorean, usata da Emmett Brown e Marty McFly però, non è la macchina a portare nel futuro, ma il futuro a venire a noi attraverso di essa. “Non vi porterà nel futuro, porterà il futuro a noi.”
Frutto del lavoro di oltre un decennio da parte del giovane, il brevetto della macchina del tempo è stato di recente depositato presso il Centro per le Invenzioni Strategiche di Tehran.
Come amministratore delegato del Centre for Strategic Inventions iraniano, Razeghi ha all'attivo altre 179 invenzioni che portano il suo nome, ma la macchina del tempo è il suo fiore all'occhiello. “Ho lavorato a questo progetto negli ultimi 10 anni”, ha detto. Secondo il giovane, la sua invenzione avrebbe le stesse dimensioni di un pc e sarebbe in grado di prevedere almeno fino ad oggi i dettagli dei prossimi 5-8 anni di vita dei suoi utenti.
Quali i risvolti se il prototipo venisse realizzato? Secondo Razeghi il governo iraniano sarebbe in grado di prevedere la possibilità di un confronto militare con un paese straniero, o ancora la variazione del valore delle valute estere e dei prezzi del petrolio, utilizzando la suaAryayek.
Naturalmente un governo in grado di vedere cinque anni nel futuro sarebbe in grado di prepararsi per le sfide che potrebbero destabilizzarlo”, ha detto.
Curiosi di sapere perché non è stata ancora prodotta? Lo ha spiegato lo stesso Razeghi: “La ragione per cui non stiamo lanciando il nostro prototipo in questa fase è che i cinesi ruberebbero l'idea e ne produrrebbero milioni durante la notte.

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05 aprile, 2013

Grand Theft Auto V: presto sarà svelata la copertina ufficiale

Dopo averci mostrato una ricca serie di nuove immagini di gioco, sembra che i ragazzi di Rockstar Games si stiano preparando a rivelare finalmente la copertina ufficiale di Grand Theft Auto V.
Nelle ultime ore è infatti emersa in rete una foto che vede la fase iniziale di alcuni lavori su una parete di un edificio, la quale dovrebbe ospitare, in base allo stile Rockstar, l’immagine della copertina che sarà utilizzata per il gioco. Stando infatti a quello che è possibile vedere dalla fotografia e ai passati boxart della serie Grand Theft Auto, molto presto potremo vedere la nuova cover di Grand Theft Auto V.
Continua dopo la pausa.

GTA V è il primo titolo che da subito permetterà di vivere le intense vite di tre distinti criminali. In Grand Theft Auto IV, per esempio, era possibile interpretare Niko Bellic da subito e le storie parallele di altri due personaggi solo attraverso i DLC pubblicati in seguito (The Lost and Damned e The Ballad of Gay Tony, disponibili anche nel pacchetto unicoEpisodes from Liberty City) .
In attesa di scoprire la nuova copertina del gioco, ricordiamo che il gioco è previsto per il 17 settembre 2013 su PlayStation 3 e Xbox 360, con altre versioni in arrivo nei mesi successivi

Angry Birds continua a essere la gallina dalle uova d'oro per Rovio


L’impero creato dal Team Rovio con Angry Birds non accenna un minimo tentennamento, anzi è sempre più solido: nell’ultima assemblea per i risultati finanziari del 2012 l’azienda finalndese ha annunciato di aver raddoppiato i propri incassi rispetto all’anno precedente, ovverosia una cifra di 152,2 milioni di euro.
Il conteggio totale delle varie versioni di Angry Birds scaricate ha superato ormai gli 1,7 miliardi, cifra che comprende titoli come Angry Birds Space, Angry Birds Star Wars, Amazing Alex, e Bad Piggies.

Il dato curioso è che ben il 45% dei ricavi dell’anno 2012 provengono dalla “divisione consumer”, ovverosia quella che produce i giocattoli marchiati Angry Birds. Evidentemente questo brand riesce a conquistare anche i non-videogiocatori, che sono attratti dal design simpaticissimo donato da Rovio ai propri uccellacci arrabbiati.
Oltre a tutto questo, sembra che in casa Rovio non sia solo il ricavo a raddoppiare: la stessa sorte è spettata ai dipendenti, che nel 2011 erano 224 e adesso sono 518.

PlayStation 4? Sony ammette: "Sono necessari giochi differenti per il successo"


PlayStation 4 foto
Che questa PlayStation 4 sia destinata a stupirci non solo con specifiche tecniche da urlo ma anche con giochi all’altezza delle aspettative e degni, chissà, della prima intramontabilePlayStation? Viste le recenti dichiarazioni che il CEO di Sony ha rilasciato a The Sun, sembra proprio che la risposta sia positiva; da parte della compagnia, infatti, è emersa anche la preoccupazione per i titoli al lancio, che non sono stati proprio il punto di forza diPlayStation 3 (almeno in quanto a eterogeneità).

 ha spiegato che Sony vuole raggiungere il pubblico più vasto possibile e l’unico modo per riuscirci è proprio quello di offrire un parco-titoli consistente, in grado di attrarre, cioè, consumatori di vario tipo; ecco perché la console è nata dopo attenti scambi con gli sviluppatori (Ubisoft, per esempio, aveva messo in evidenza che sulle funzioni socialdi PlayStation 4 era stato proprio il suo team a insistere).
Penso che la chiave sia avere persone - e molte più donne - con diverse sensibilità, che creino giochi differenti. Non ci saranno solo sparattutto [e sarebbe anche ora! ndr]”.
Una maggiore considerazione delle donne potrebbe rappresentare una grande novità nel mercato videoludico, e il fatto che House abbia sottolineato che Sony sia riuscita a convincere gli sviluppatori con i dettagli annunciati sinora non può che farci sperare (molto) bene. Centrale - ha sottolineato il CEO - sarà proprio il DualShock 4, che permetterà di realizzare titoli con un appeal maggiore e titoli destinati, invece, ai casual gamer (che di certo non acquisterebbero PlayStation ma, al massimo, tablet e smartphone).
Cosa vi aspettate dai giochi PS4? O meglio: cosa pretendete?

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03 aprile, 2013

Il Titanic torna a navigare a oltre un secolo dall'affondamento !



Il Titanic II solcherà i mari a partire dal 2016: le immagini in anteprima della replica del transatlantico più famoso di tutti i tempi.


Un rendering computerizzato del Titanic II, la replica del RMS Titanic della Blue Star Line.
Un rendering computerizzato del Titanic II, la replica del RMS Titanic della Blue Star Line.

L'originale colò a picco nell'Atlantico il 15 aprile 1912, ma una replica (fedelissima) del Titanic potrebbe tornare a solcare i mari molto presto: precisamente, nel 2016, stando alle dichiarazioni di Clive Palmer, miliardario a capo dell'australiana Blue Star Line, la compagnia che sta lavorando alla rivisitazione moderna del transatlantico.

Simile in tutto e per tutto al suo "modello" la nave dovrebbe partire per il suo viaggio inaugurale fra tre anni, salpando da Southhampton (Inghilterra) e diretta verso New York, con a bordo 2600 passeggeri distribuiti in 850 cabine e assistiti da circa 900 membri dell'equipaggio. Lunga 269 metri (più o meno come l'originale) e larga 33, potrà trasportare quasi 56 mila tonnellate di peso e sarà dotata di 18 scialuppe di salvataggio, abbastanza - questa volta - per ospitare tutti in caso di emergenza.

Lo stesso lusso di allora, con qualche comfort in più

Ai passeggeri saranno forniti, nel prezzo del biglietto, una serie di costumi del primo del Novecento per calarsi completamente nella parte. Come per il Titanic originale, sarà mantenuta la suddivisione in classi, e i passeggeri della prima non potranno mischiarsi a quelli di seconda o terza salvo in occasioni particolari, in cui si potrà visitare anche gli altri reparti (previo cambio del costume).

Ancora non è dato conoscere il prezzo del biglietto per il viaggio inaugurale, anche se si vocifera ci sia già chi si è detto disposto a sborsare un milione di dollari pur di aggiudicarsi un posto sulla nave. Lo scafo sarà saldato (e non rivettato, cioè inchiodato, come per l'originale), i sistemi di propulsione adottati saranno a elettrodiesel (addio, quindi alle 159 fornaci a carbone e alle 29 caldaie dell'RMS Titanic). Lo spazio liberato dal sistema di navigazione più efficiente potrebbe essere utilizzato per mettere a punto sistemi di trattamento rifiuti, riciclo dell'acqua e impianti per l'aria condizionata.

Tra i vari ambienti riprodotti, sempre che la costruzione della nave - particolarmente dispendiosa - vada a buon fine, ci saranno anche il salotto e i quartieri generali del Capitano Smith, uomo di mare con 40 anni di esperienza alle spalle che affondò insieme alla propria nave dopo aver dato - a differenza di altri, noti capitani - l'ordine di evacuare "prima le donne e i bambini".



Altri rendering del Titanic II:
Il Titanic II comprenderà una replica della palestra presente sull'originale (che se rimarrà fedele a questi rendering, includerà attrezzi dell'epoca).
Il Titanic II comprenderà una replica della palestra presente sull'originale (che se rimarrà fedele a questi rendering, includerà attrezzi dell'epoca).

Oltre al bagno turco, nell'immagine, il nuovo transatlantico dovrebbe offrire anche la piscina, per i passeggeri della prima classe.
Oltre al bagno turco, nell'immagine, il nuovo transatlantico dovrebbe offrire anche la piscina, per i passeggeri della prima classe.

Minore sfarzo sarà invece riservato alla sala da pranzo della terza classe. L'RMS Titanic prevedeva un trattamento iniquo per i passeggeri anche a tavola: alla prima classe erano riservati una grande sala da pranzo con sedie in pelle, un ristorante "a la carte" attivo 24 ore su 24, un caffè dall'ambientazione parigina e due piccoli ristoranti sotto a un pergolato di rampicanti.
Minore sfarzo sarà invece riservato alla sala da pranzo della terza classe. L'RMS Titanic prevedeva un trattamento iniquo per i passeggeri anche a tavola: alla prima classe erano riservati una grande sala da pranzo con sedie in pelle, un ristorante "a la carte" attivo 24 ore su 24, un caffè dall'ambientazione parigina e due piccoli ristoranti sotto a un pergolato di rampicanti.

Il grande scalone di prima classe con doppia rampa in stile Luigi XVI sarà riprodotto fedelmente. Per costruire l'RMS Titanic furono spesi (in cifre attuali) circa 167 milioni di dollari (130 milioni di euro). Ancora non è dato sapere quanto costerà il Titanic II e se i costi saranno sostenibili.
Il grande scalone di prima classe con doppia rampa in stile Luigi XVI sarà riprodotto fedelmente. Per costruire l'RMS Titanic furono spesi (in cifre attuali) circa 167 milioni di dollari (130 milioni di euro). Ancora non è dato sapere quanto costerà il Titanic II e se i costi saranno sostenibili.

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            Nord Coyote Buttes North, Vermilion Cliffs, Altopiano del Colorado, Arizona, USA

02 aprile, 2013

Alle origini del coraggio


serpente del grano
serpente del grano

Uno studio...da paura condotto in Israele identifica la zona del cervello dove ha sede il coraggio e apre la strada alla cura delle delle fobie. 
 
Quali sono i meccanismi neurologici che ci spingono a gesti coraggiosi? Perchè alcuni di noi sono disposti a fare l'esatto contrario rispetto a ciò che l'istinto di sopravvivenza suggerirebbe, comelanciarsi in caduta libera da 40.000 metri di altezza o affrontare un serpente a mani nude? Lo spiega un recente studio condotto, con una metodica degna di un film di Dario Argento, da un team di ricercatori israeliani.

Paura strisciante
Yadin Dudai e i suoi collaboratori del Weizmann Institute of Science di Rehovot (Isreaele) hanno voluto analizzare ciò che succede nel cervello quando decidiamo volontariamente di non ascoltare la paura ma di affrontarla apertamente. Gli scienziati hanno somministrato un questionario a un gruppo di volontari e, in base alle risposte, li hanno classificati in coraggiosi o fifoni. Li hanno poi esposti alternativamente alla visione di orso di pezza e di un serpente vivo (un innocuo serpente del grano) chiedendo loro di allontanarli o avvicinarli con un bastone. Durante questa prova il cervello dei volontari è stato sottoposto a risonanza magnetica funzionale per immagini.
Come era prevedibile, sia nei coraggiosi sia nei timorosi ha prevalso l'istinto di sopravvivenza: la quasi totalità dei volontari di entrambi i gruppi ha infatti reagito istintivamente soccombendo alla paura e allontanando il serpente. Ciò che ha sorpreso i ricercatori è stato osservare come chi ha scelto di avvicinare il serpente ha manifestato un più alto livello di eccitazione (misurata analizzando il livello di sudorazione) e un minor livello di paura (misurata in base a un'autovalutazione) oppure una maggior paura e una bassa eccitazione.

Coraggiosi... dentro
L'analisi clinica per immagini ha mostrato come in tutti i casi di coraggio, cioè di coloro che hanno scelto di avvicinare il rettile, ci sia stata un'intensa attività elettrica nell' area subgenuale della corteccia anteriore del cingolo, una zona profonda del cervello situata tra i due lobi. Questa attività non si è manifestata in coloro che hanno reagito senza vincere la paura.
"I risultati del nostro studio chiariscono un aspetto importante del comportamento umano, cioè la sua capacità di superare volontariamente le paure" conclude Dudai.
L'obiettivo del team di ricerca è ora quello di capire come riuscire a stimolare artificialmente questa zona del cervello per aiutare i pazienti affetti da paure croniche e fobie a superare questo problema.

Cose da raccontare agli amici sulle stranezze del mondo


All'happy hour le conversazioni si fanno surreali? Nella tua collezione di pillole da snocciolare considera anche i materassi da mucca.

Il pasto in slow motion del camaleonte


La lingua cacciatrice del più buffo tra i rettili si avventa su un malcapitato grillo: le incredibili immagini al rallentatore.



Così veloce da risultare quasi impossibile da osservare ad occhio nudo. La "caccia" dei camaleonti è tra i soggetti preferiti di chi si cimenta con la tecnica dello slow motion, che riproduce gli eventi a velocità ridotta rispetto a quanto avviene nella realtà.



Persino a una velocità di 240 frame per secondo - 10 volte più lenta rispetto alle normali riprese - la lingua del rettile appare velocissima (scopri come funziona la lingua cacciatrice dei camaleonti).



Quello che vedete è un camaleonte pantera (Furcifer pardalis) originario delle regioni costiere del Madagascar e ghiotto di insetti come locuste, mantidi e grilli. Il video al rallentatore mostra in 30 secondi quello che nella realtà dura appena 3 secondi.

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01 aprile, 2013

Xbox 720 vs Ps4 vs Wii U, prezzo più alto per Microsoft: ecco perché


Xbox 720
Xbox 720
CONTROLLER PLAY 4 
Xbox 720 vs Ps4 vs Wii U potrebbe essere un confronto in grado di far emergere a sorpresa un prezzo più alto per la console Microsoft, a causa di una vera e propria rivoluzione, che pare possa essere in cantiere per la stessaXbox 720, almeno per quanto concerne un argomento delicato come quello del controller.
L’indiscrezione è stata lanciata in queste ore da un analista del settore,Michael Pachter, il quale avrebbe spiegato questa inversione di tendenza attraverso l’utilizzo di una variante decisamente evoluta di Kinect, che sarebbe addirittura in grado di riconoscere, senza il minimo errore, persino la mimica facciale.
Insomma, una vera e propria svolta, quella che potrebbe portare con sé la nuova Xbox 720, con ovvie conseguenze per quello che sarà il suo prezzo finale.

I vecchi ridono come i giovani


Le persone di una certa età capiscono le barzette come i più giovani: bastano che non siano troppo complicate.

I vecchi ridono come i giovani
Le persone di una certa età capiscono le barzette come i più giovani: bastano che non siano troppo complicate.
L'umorismo è un toccasana per la salute; e tutti sono in grado di approfittarne.
L'umorismo è un toccasana per la salute; e tutti sono in grado di approfittarne.
Uno studio canadese ha scoperto che le persone anziane apprezzano l'humor quanto i giovani, anche se capiscono un po' meno forme complesse di umorismo. I due ricercatori, Prathiba Shammi e Donald Stuss, hanno calcolato la “comprensione” dell'humor e il suo “apprezzamento”. La prima è la capacità di capire materiale umoristico, il secondo è la risposta affettiva o emozionale agli stimoli legati all'umorismo, come i sorrisi o le risate.
Ridere in società. All'esperimento sono state sottoposte 20 persone anziane e 17 giovani, che dovevano sottoporsi ad alcuni test, come quelli di comprensione delle barzellette e di completamento di alcune battute. In tutti casi, i risultati provano che l'età non influenza né la comprensione né l'apprezzamento dell'umorismo. Secondo i ricercatori, l'umorismo è una facoltà conservata anche nell'età avanzata perché è importante nelle interazioni sociali.
Hanno però fatto notare che le persone anziane non capiscono al volo forme complesse dei humorismo, quelle che implicano ragionamenti astratti, flessibilità mentale e memoria. Queste sono tutte funzioni mentali associate con una parte del cervello, la corteccia frontale, che è la prima che si deteriora con l'avanzare dell'età.

Chi dorme... impara


Il sonno migliora la memoria, aumentando la capacità di accedere ai ricordi.

Chi dorme... impara
Il sonno migliora la memoria, aumentando la capacità di accedere ai ricordi.
Il sonno accresce la capacità di apprendere il linguaggio e di ricordare.
Il sonno accresce la capacità di apprendere il linguaggio e di ricordare.
I genitori non potranno più sgridare i figli sorpresi a dormire anziché a studiare, perché un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università di Chicago ha confermato che il sonno consolida la memoria. Gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che dormire influenzasse l'apprendimento, ma questo lavoro è il primo che fornisce una profonda evidenza scientifica.
Il processo di memorizzazione. Kimberly Fenn e Howard Nusbaum, dell'Università di Chicago, hanno fatto ascoltare a un campione di studenti del college una serie di parole comuni pronunciate da una voce distorta che ne rendeva difficile la comprensione. Gli studenti potevano sentire le parole una sola volta e in seguito erano testati sulla capacità di riconoscere i vocaboli udendoli di nuovo. Una prima valutazione era fatta un'ora dopo l'ascolto (pre-test) e una seconda lasciando passare dodici ore. Analizzando la capacità di memorizzazione di un gruppo che era stato sottoposto all'ascolto alla sera e poi aveva passato una notte di sonno prima di essere “interrogato” e quella di un gruppo che aveva sentito le parole al mattino e poi era stato esaminato alla sera, senza dormire in questo lasso di tempo, è risultato che il primo incrementava i risultati ottenuti nel pre-test del 19 per cento, mentre il secondo del 10.
Una dormita per ricordare meglio. Se quest'ultimo gruppo era nuovamente interrogato dopo una notte di sonno il suo punteggio raggiungeva quello del primo. «I risultati ottenuti dimostrano che la capacità di memorizzazione è disturbata dalle distrazioni alle quali siamo sottoposti nel corso di una giornata. In questo senso il sonno sembra rafforzare le associazioni rilevanti e indebolire quelle irrilevanti, aumentando la capacità di accedere ai ricordi», conclude Nusbaum. 

L'origine di chi guarda cambia le illusioni ottiche


Le illusioni ottiche non sono uguali per tutti: l'inganno cambia a seconda delle origini e della cultura di chi guarda.


L'illusione di Müller-Lyer: le due linee orizzontali hanno esattamente la stessa lunghezza, ma la seconda sembra più corta.
L'illusione di Müller-Lyer: le due linee orizzontali hanno esattamente la stessa lunghezza, ma la seconda sembra più corta.

Le illusioni ottiche sono negli occhi di chi le guarda. O, meglio, nel loro cervello. E ciò che viene percepito può essere diverso a seconda del patrimonio di culture ed esperienze che ciascuno porta con sé. È questa l’inattesa conclusione di uno studio condotto da Adam Alter, professore di psicologia all’Università di New York, presentato in un libro da poco pubblicato.



Illusioni geografiche.
 L’analisi di Alter prende spunto dagli effetti dell’illusione di Müller-Lyer (vedi foto qui sopra) su persone provenienti da etnie e contesti culturali differenti. Fino agli anni ‘60 questa immagine è stata utilizzata per valutare la percezione visiva degli osservatori: veniva considerato “normale”  chi vedeva la linea con le frecce rivolte verso l’interno più lunga rispetto all’altra.

Dai test effettuati sul campo, l’illusione sembra ingannare perfettamente la maggioranza degli europei, degli americani e dei bianchi sudafricani. Ma le cose cambiano quando i partecipanti all’esperimento vengono reclutati tra le tribù africane. I bushman, che vivono nelle zone più meridionali dell'Africa, sembrano insensibili all’illusione e vedono le linee della stessa lunghezza. I Soku dell’Angola settentrionale e i Bete della Costa d’Avorio percepiscono invece la linea con le frecce verso l’esterno più lunga dell’altra.

Palazzi e capanne.
 Appurato che tutti i partecipanti al test godevano di ottima salute visiva, i ricercatori hanno quindi attribuito le differenze percettive ai loro diversi retaggi culturali. Secondo Alter le civiltà occidentali sono abituate a vedere linee rette e angoli di 90° negli edifici e negli oggetti di uso comune, dai tavoli alle finestre. Questo porterebbe gli osservatori a cercare la tridimensionalità anche nelle immagini bidimensionali come quelle utilizzate per l’esperimento: l’effetto sarebbe quello di vedere una linea più corta dell’altra anche quando sono perfettamente identiche. Per questo motivo nelle popolazioni africane, molto meno esposte di noi occidentali a queste geometrie (le loro capanne e le loro abitazioni sono per lo più a pianta circolare), l’inganno percettivo sarebbe quasi del tutto assente.

Ci casca anche il computer. 
Ma anche questa teoria potrebbe, almeno in parte, essere presto accantonata: un team di scienziati della Macquire University ha insegnato a un computer a imitare lo schema percettivo dell’occhio umano: il programma è così ben costruito che il computer si lascia ingannare dall’illusione di Müller-Lyer. «Il fatto che una macchina abbia fallito il test di Müller-Lyer non è sufficiente per smentire l’approccio culturale alla percezione visiva», commenta Alter, «ma sicuramente introduce un aspetto del quale tenere conto e sul quale serviranno ulteriori studi.»

FOTO DEL GIORNO

20 marzo, 2013

LE lingue dentro al cervello


Il poliglotta perfetto non esiste
Il poliglotta perfetto non esiste

La lingua madre, quella che impariamo alla nascita, si sedimenta nel cervello in un modo del tutto diverso rispetto alle lingue imparate successivamente. Lo dimostra uno studio che per la prima volta indaga su che cosa avviene nel cervello quando leggiamo nella nostra lingua. 

Le lingue straniere? Potete anche impararle alla perfezione, ma non le parlerete mai come quella che avete ascoltato alla nascita. È più o meno questa la conclusione di uno studio coordinato da Alice Mado Proverbio, del laboratorio di elettrofisiologia cognitiva del dipartimento di psicologia dell'Università di Milano-Bicocca. Nel corso di uno studio su 15 interpreti simultanei italiani di elevata professionalità, la cui padronanza della lingua inglese è praticamente indistinguibile da quella dell'italiano, la ricercatrice ha individuato alcune componenti dell'attività elettrica del cervello che permettono di capire se un soggetto intento alla lettura di un testo è madrelingua oppure no.

Reazioni diverse. Dallo studio emerge infatti che una specifica onda elettrica (definita N170), attivata dalla regione visiva sinistra del cervello durante la lettura silenziosa, segnala se il soggetto è alle prese con la lingua che ha imparato a parlare da bambino oppure con una lingua imparata successivamente. Secondo gli scienziati, la differente reazione del cervello dipende dal fatto che l'apprendimento della lingua nativa si verifica contemporaneamente all'acquisizione delle conoscenze concettuali e delle esperienze corporee e sensoriali. 
Cervello e linguaggio
Cervello e linguaggio

APPRENDIMENTO EMOTIVO 
«Ad esempio», spiega Proverbio, «un bimbo impara che un "coltello" è lungo, affilato, lucente, freddo, appuntito... sono le informazioni sensoriali apprese toccando e guardando; che solo gli adulti lo possono maneggiare (informazioni normative); che è pericoloso e può fare male (valenza emotiva)». Pertanto, se l'apprendimento della traduzione della parola in un'altra lingua avviene dopo la formazione delle conoscenze sul mondo, cioè dopo i cinque anni circa, il termine non entrerà a far parte del substrato profondo della memoria, perché sarà stato acquisito esclusivamente come informazione fonetica (cioè uditiva) e ortografica.

Madrelingua in tribunale. Le possibilità offerte dallo studio sono numerose e interessanti. Una su tutte, quella legale: capire la lingua madre di un soggetto posto di fronte a un testo scritto potrebbe rivelarsi utile, per esempio, nell'identificazione della nazionalità di persone reticenti, soggette ad amnesie, in stato confusionale, sordomute o affette da gravi forme degenerative cerebrali. 

Il cartellone pubblicitario che produce acqua potabile


20
mar 2013


Fa quello per cui è nato, promuovere qualche prodotto o servizio, ma nel frattempo disseta gli abitanti di Lima, capitale del Perù, dove l’acqua scarseggia. Ecco come funziona.


Il primo cartellone pubblicitario che trasforma l'umidità in acqua potabile. È stato progettato dall'Università di Ingegneria e Tecnologia (UTEC) di Lima per aiutare la popolazione (e promuovere i propri corsi).
Il primo cartellone pubblicitario che trasforma l'umidità in acqua potabile. È stato progettato dall'Università di Ingegneria e Tecnologia (UTEC) di Lima per aiutare la popolazione (e promuovere i propri corsi).

A prima vista sempre un normale cartellone pubblicitario, di quelli altissimi che si vedono a chilometri di distanza, ma che unisce l’utile al dilettevole. È in grado di trasformare l’umidità in acqua potabile grazie a un sistema sviluppato dall’Università di Ingegneria e Tecnologia (UTEC) di Lima con la collaborazione di Mayo DraftFCB, un’agenzia pubblicitaria locale.

Niente pioggia

Lima è la seconda capitale più grande del mondo situata nel deserto, dopo Il Cairo in Egitto, e le sue condizioni climatiche sono molto particolari. Le precipitazioni atmosferiche, sebbene si affacci sull’oceano Pacifico, sono praticamente inesistenti - circa 10/12 mm l’anno. Gli abitanti si adattano sfruttando l’acqua dei pozzi che è, il più delle volte, sporca e contaminata. Poca pioggia, insomma, ma un livello di umidità che sfiora il 98%. Perché non sfruttarlo si sono chiesti i ricercatori dell’UTEC. E così hanno fatto. 
Il sistema è in grado di produrre 100 litri d'acqua potabile al giorno.
Il sistema è in grado di produrre 100 litri d'acqua potabile al giorno.

Tanta umidità

Il cartellone pubblicitario è costituito da cinque generatori che trasformano l’umidità in acqua che viene successivamente purificata tramite filtri a carboni attivi e lampade UV antistatiche, e raccolta in cinque serbatoi. L’acqua arriva al rubinetto posizionato alla base della struttura per semplice caduta libera. L’eventuale produzione in eccesso viene conservata in serbatoi di riserva.

Acqua per tutti

L’idrocartellone, dalla sua installazione circa tre mesi fa, ha già prodotto 9450 litri di acqua potabile dissetando centinaia di famiglia. La speranza è che una struttura simile sia disponibile, a breve, presso ogni villaggio peruviano (e non solo).

I pianoforti hanno tutti lo stesso numero di tasti?


<a href="http://www.focus.it/curiosita/arte/il-cervello-dei-pianisti-e-diverso_C39.aspx" target="_blank">Il cervello dei pianisti &egrave; diverso?</a> - Foto: © Justin Paget/Corbis
 - Foto: © Justin Paget/Corbis

Nella maggior parte dei casi, sì. I tasti sono quasi sempre 88: 52 bianchi e 36 neri. La disposizione dei tasti è di sette ottave più due note iniziali (un intervallo di terza, dal si al primo do). In pratica, da sinistra, i tasti bianchi indicano: la, si, do, re, mi, fa, sol, la, si, alle quali segue per altre 6 volte la scala maggiore, più il do finale. I tasti neri sono alterazioni, cioè i bemolle o i diesis, e producono un suono più alto o più basso di mezzo tono rispetto ai tasti bianchi vicini.



Note elettriche
Alcuni modelli di pianoforte, i “gran coda” per esempio, contano invece 9 tasti in più, che si trovano dalla parte dei bassi, cioè a sinistra. Arrivano, quindi, a otto ottave complete. Le tastiere elettroniche, al contrario, possono avere anche un numero di tasti inferiore a quello del pianoforte acustico. Per esempio ci sono pianoforti elettronici a 76 tasti, e tastiere a 61 tasti (cinque ottave) o anche a 49 tasti (quattro ottave).