02 aprile, 2013

Il pasto in slow motion del camaleonte


La lingua cacciatrice del più buffo tra i rettili si avventa su un malcapitato grillo: le incredibili immagini al rallentatore.



Così veloce da risultare quasi impossibile da osservare ad occhio nudo. La "caccia" dei camaleonti è tra i soggetti preferiti di chi si cimenta con la tecnica dello slow motion, che riproduce gli eventi a velocità ridotta rispetto a quanto avviene nella realtà.



Persino a una velocità di 240 frame per secondo - 10 volte più lenta rispetto alle normali riprese - la lingua del rettile appare velocissima (scopri come funziona la lingua cacciatrice dei camaleonti).



Quello che vedete è un camaleonte pantera (Furcifer pardalis) originario delle regioni costiere del Madagascar e ghiotto di insetti come locuste, mantidi e grilli. Il video al rallentatore mostra in 30 secondi quello che nella realtà dura appena 3 secondi.

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01 aprile, 2013

Xbox 720 vs Ps4 vs Wii U, prezzo più alto per Microsoft: ecco perché


Xbox 720
Xbox 720
CONTROLLER PLAY 4 
Xbox 720 vs Ps4 vs Wii U potrebbe essere un confronto in grado di far emergere a sorpresa un prezzo più alto per la console Microsoft, a causa di una vera e propria rivoluzione, che pare possa essere in cantiere per la stessaXbox 720, almeno per quanto concerne un argomento delicato come quello del controller.
L’indiscrezione è stata lanciata in queste ore da un analista del settore,Michael Pachter, il quale avrebbe spiegato questa inversione di tendenza attraverso l’utilizzo di una variante decisamente evoluta di Kinect, che sarebbe addirittura in grado di riconoscere, senza il minimo errore, persino la mimica facciale.
Insomma, una vera e propria svolta, quella che potrebbe portare con sé la nuova Xbox 720, con ovvie conseguenze per quello che sarà il suo prezzo finale.

I vecchi ridono come i giovani


Le persone di una certa età capiscono le barzette come i più giovani: bastano che non siano troppo complicate.

I vecchi ridono come i giovani
Le persone di una certa età capiscono le barzette come i più giovani: bastano che non siano troppo complicate.
L'umorismo è un toccasana per la salute; e tutti sono in grado di approfittarne.
L'umorismo è un toccasana per la salute; e tutti sono in grado di approfittarne.
Uno studio canadese ha scoperto che le persone anziane apprezzano l'humor quanto i giovani, anche se capiscono un po' meno forme complesse di umorismo. I due ricercatori, Prathiba Shammi e Donald Stuss, hanno calcolato la “comprensione” dell'humor e il suo “apprezzamento”. La prima è la capacità di capire materiale umoristico, il secondo è la risposta affettiva o emozionale agli stimoli legati all'umorismo, come i sorrisi o le risate.
Ridere in società. All'esperimento sono state sottoposte 20 persone anziane e 17 giovani, che dovevano sottoporsi ad alcuni test, come quelli di comprensione delle barzellette e di completamento di alcune battute. In tutti casi, i risultati provano che l'età non influenza né la comprensione né l'apprezzamento dell'umorismo. Secondo i ricercatori, l'umorismo è una facoltà conservata anche nell'età avanzata perché è importante nelle interazioni sociali.
Hanno però fatto notare che le persone anziane non capiscono al volo forme complesse dei humorismo, quelle che implicano ragionamenti astratti, flessibilità mentale e memoria. Queste sono tutte funzioni mentali associate con una parte del cervello, la corteccia frontale, che è la prima che si deteriora con l'avanzare dell'età.

Chi dorme... impara


Il sonno migliora la memoria, aumentando la capacità di accedere ai ricordi.

Chi dorme... impara
Il sonno migliora la memoria, aumentando la capacità di accedere ai ricordi.
Il sonno accresce la capacità di apprendere il linguaggio e di ricordare.
Il sonno accresce la capacità di apprendere il linguaggio e di ricordare.
I genitori non potranno più sgridare i figli sorpresi a dormire anziché a studiare, perché un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università di Chicago ha confermato che il sonno consolida la memoria. Gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che dormire influenzasse l'apprendimento, ma questo lavoro è il primo che fornisce una profonda evidenza scientifica.
Il processo di memorizzazione. Kimberly Fenn e Howard Nusbaum, dell'Università di Chicago, hanno fatto ascoltare a un campione di studenti del college una serie di parole comuni pronunciate da una voce distorta che ne rendeva difficile la comprensione. Gli studenti potevano sentire le parole una sola volta e in seguito erano testati sulla capacità di riconoscere i vocaboli udendoli di nuovo. Una prima valutazione era fatta un'ora dopo l'ascolto (pre-test) e una seconda lasciando passare dodici ore. Analizzando la capacità di memorizzazione di un gruppo che era stato sottoposto all'ascolto alla sera e poi aveva passato una notte di sonno prima di essere “interrogato” e quella di un gruppo che aveva sentito le parole al mattino e poi era stato esaminato alla sera, senza dormire in questo lasso di tempo, è risultato che il primo incrementava i risultati ottenuti nel pre-test del 19 per cento, mentre il secondo del 10.
Una dormita per ricordare meglio. Se quest'ultimo gruppo era nuovamente interrogato dopo una notte di sonno il suo punteggio raggiungeva quello del primo. «I risultati ottenuti dimostrano che la capacità di memorizzazione è disturbata dalle distrazioni alle quali siamo sottoposti nel corso di una giornata. In questo senso il sonno sembra rafforzare le associazioni rilevanti e indebolire quelle irrilevanti, aumentando la capacità di accedere ai ricordi», conclude Nusbaum. 

L'origine di chi guarda cambia le illusioni ottiche


Le illusioni ottiche non sono uguali per tutti: l'inganno cambia a seconda delle origini e della cultura di chi guarda.


L'illusione di Müller-Lyer: le due linee orizzontali hanno esattamente la stessa lunghezza, ma la seconda sembra più corta.
L'illusione di Müller-Lyer: le due linee orizzontali hanno esattamente la stessa lunghezza, ma la seconda sembra più corta.

Le illusioni ottiche sono negli occhi di chi le guarda. O, meglio, nel loro cervello. E ciò che viene percepito può essere diverso a seconda del patrimonio di culture ed esperienze che ciascuno porta con sé. È questa l’inattesa conclusione di uno studio condotto da Adam Alter, professore di psicologia all’Università di New York, presentato in un libro da poco pubblicato.



Illusioni geografiche.
 L’analisi di Alter prende spunto dagli effetti dell’illusione di Müller-Lyer (vedi foto qui sopra) su persone provenienti da etnie e contesti culturali differenti. Fino agli anni ‘60 questa immagine è stata utilizzata per valutare la percezione visiva degli osservatori: veniva considerato “normale”  chi vedeva la linea con le frecce rivolte verso l’interno più lunga rispetto all’altra.

Dai test effettuati sul campo, l’illusione sembra ingannare perfettamente la maggioranza degli europei, degli americani e dei bianchi sudafricani. Ma le cose cambiano quando i partecipanti all’esperimento vengono reclutati tra le tribù africane. I bushman, che vivono nelle zone più meridionali dell'Africa, sembrano insensibili all’illusione e vedono le linee della stessa lunghezza. I Soku dell’Angola settentrionale e i Bete della Costa d’Avorio percepiscono invece la linea con le frecce verso l’esterno più lunga dell’altra.

Palazzi e capanne.
 Appurato che tutti i partecipanti al test godevano di ottima salute visiva, i ricercatori hanno quindi attribuito le differenze percettive ai loro diversi retaggi culturali. Secondo Alter le civiltà occidentali sono abituate a vedere linee rette e angoli di 90° negli edifici e negli oggetti di uso comune, dai tavoli alle finestre. Questo porterebbe gli osservatori a cercare la tridimensionalità anche nelle immagini bidimensionali come quelle utilizzate per l’esperimento: l’effetto sarebbe quello di vedere una linea più corta dell’altra anche quando sono perfettamente identiche. Per questo motivo nelle popolazioni africane, molto meno esposte di noi occidentali a queste geometrie (le loro capanne e le loro abitazioni sono per lo più a pianta circolare), l’inganno percettivo sarebbe quasi del tutto assente.

Ci casca anche il computer. 
Ma anche questa teoria potrebbe, almeno in parte, essere presto accantonata: un team di scienziati della Macquire University ha insegnato a un computer a imitare lo schema percettivo dell’occhio umano: il programma è così ben costruito che il computer si lascia ingannare dall’illusione di Müller-Lyer. «Il fatto che una macchina abbia fallito il test di Müller-Lyer non è sufficiente per smentire l’approccio culturale alla percezione visiva», commenta Alter, «ma sicuramente introduce un aspetto del quale tenere conto e sul quale serviranno ulteriori studi.»

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