C'era da aspettarselo, e infatti ci siamo: l'analisi del Dna è arrivata alle dimensioni di una chiavetta Usb. Un apparecchio grande pochi centimetri, venduto a meno di mille dollari, e da collegare direttamente al computer attraverso una normale porta Usb è in grado di leggere il genoma e passare i risultati al nostro pc. O almeno questo è quello che promette una società inglese, la Oxford Nanopore, che ha messo a punto una tecnica per l'esame delle sequenze genetiche che sarebbe molto più veloce, in grado di occupare molto meno spazio, ma altrettanto precisa di quelle che oggi si usano nei laboratori di tutto il mondo.
La promessa della startup britannica è di mettere in vendita entro la fine dell'anno il suo MiniON, il dispositivo tascabile per il sequenziamento del Dna, ad appena 900 dollari o anche meno.
La Nanopore spiega di esser riuscita in questa impresa grazie al sistema di analisi su cui lavora fin dall'inizio e che ha ispirato il nome stesso della società: l'uso di nanopori realizzati all'interno di polimeri.
di Paolo Magliocco -
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01 marzo, 2012
Per l'esame del Dna ora basta una chiavetta Usb
C'era da aspettarselo, e infatti ci siamo: l'analisi del Dna è arrivata alle dimensioni di una chiavetta Usb. Un apparecchio grande pochi centimetri, venduto a meno di mille dollari, e da collegare direttamente al computer attraverso una normale porta Usb è in grado di leggere il genoma e passare i risultati al nostro pc. O almeno questo è quello che promette una società inglese, la Oxford Nanopore, che ha messo a punto una tecnica per l'esame delle sequenze genetiche che sarebbe molto più veloce, in grado di occupare molto meno spazio, ma altrettanto precisa di quelle che oggi si usano nei laboratori di tutto il mondo.
La promessa della startup britannica è di mettere in vendita entro la fine dell'anno il suo MiniON, il dispositivo tascabile per il sequenziamento del Dna, ad appena 900 dollari o anche meno.
La Nanopore spiega di esser riuscita in questa impresa grazie al sistema di analisi su cui lavora fin dall'inizio e che ha ispirato il nome stesso della società: l'uso di nanopori realizzati all'interno di polimeri.
di Paolo Magliocco -
27 febbraio, 2012
Sono sicuri gli acquisti online?
In un tipico acquisto on-line che prevede la comunicazione di dati “sensibili” (per esempio il numero di carta di credito), generalmente i maggiori problemi che si possono verificare riguardano l’identificazione sicura di chi acquista e di chi incassa, e il trasferimento o la conservazione dei dati.
Certificazione. I sistemi per rendere sicura la catena di trasferimento dei dati sono
molteplici: da un lato si stanno affermando gli enti di certificazione, dall’altro si stanno sviluppando sistemi di crittografia sempre più raffinati, che rendono possibile la lettura dei dati solamente da parte dell’acquirente e del venditore. Esistono numerose società di certificazione, che operano in maniera sostanzialmente simile: a ogni sito o società che ha intenzione di proporre uno scambio sicuro di dati col proprio cliente viene assegnato, dopo alcuni controlli sulla serietà della società, un “Server ID”, ossia una sorta di certificato digitale che identifica in modo univoco la società e che verrà usato per le comunicazioni crittate. Lo standard per la crittazione dei dati è attualmente il protocollo Ssl (Secure Sockets Layer).
Messaggi cifrati. Sviluppato originariamente da Netscape, questo protocollo, ormai presente in quasi tutti i software per navigare sul Web, rende ogni comunicazione che parte dal computer cifrata in un modo che solamente chi è in possesso di determinati strumenti di riconoscimento, come le chiavi di decrittazione rilasciate dagli stessi siti di e-commerce, possa risalire al contenuto reale. Un altro sistema di sicurezza per il commercio elettronico è chiamato Set (Secure Electronic Transaction), ed è stato sviluppato nel 1996 da un consorzio formato da Mastercard, Visa, Microsoft e Ibm.
La scienza prevede quanto vivremo
Sebbene per la maggior parte delle persone conoscere la durata della vita solleva interrogativi che sarebbe meglio lasciare senza risposta, per la scienza medica potrebbe invece avere implicazioni positive. Adesso i ricercatori dell'Università di Glasgow e dell'Università di Exeter nel Regno Unito potrebbero aver sviluppato un nuovo modo di scoprire quanto vivranno le persone, sulla base di un'analisi del Dna.I risultati ottenuti dal team e pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti d'America mostrano che gli scienziati possono ottenere una buona indicazione della durata della vita usando la lunghezza di pezzi specializzati del DNA chiamati telomeri, all'inizio della vita. I telomeri si trovano alla fine dei cromosomi, che contengono il nostro codice genetico completo. Funzionano allo stesso modo dei cappucci di plastica alle estremità dei lacci delle scarpe, e cioè segnano la fine dei cromosomi e li proteggono da vari processi che altrimenti ne causerebbero il graduale logoramento. Se un telomero si consuma, le cellule possono cominciare a funzionare male.
Le misurazioni raccolte dai ricercatori del team li hanno aiutati a dedurre che la lunghezza del telomero nelle prime fasi della vita è strettamente correlata alla conseguente durata della vita.
Visto che queste protezioni del DNA si possono trovare sia negli animali che nelle piante, il team ha esaminato la lunghezza dei telomeri in piccoli campioni di cellule del sangue prelevate in corrispondenza di varie età in un gruppo di uccelli appartenenti alla specie del diamante mandarino la cui aspettativa di vita varia da appena 210 giorni a quasi 9 anni. Hanno esaminato la lunghezza del telomero quando l'uccellino è ancora nel nido e poi in diversi altri momenti della sua vita. A partire da questi risultati si possono fare ipotesi anche sulla durata della vita umana. Il miglior modo di prevedere la longevità è risultato la misurazione della lunghezza del telomero ad appena 25 giorni di vita.
È importante misurare la lunghezza del telomero nello stesso individuo dall'inizio della vita e poi ripetutamente durante il resto della sua vita naturale.
La dott.ssa Britt Heidinger, dell'Università di Glasgow, commenta: "Anche se la lunghezza del telometro varia di molto da un individuo all'altro, quegli uccelli che vivevano di più avevano i telomeri più lunghi ad ogni misurazione."
Ci sono comunque anche altri fattori in gioco. Anche se la differenza della lunghezza del telomero è in parte attribuibile a fattori ereditari, può variare anche a causa di fattori ambientali come l'esposizione allo stress, come spiega Pat Monaghan, professore associato di Glasgow, nello studio: "Il nostro studio mostra la grande importanza dei processi che agiscono all'inizio della vita. Adesso abbiamo bisogno di capire meglio come le condizioni delle prime fasi della vita possono influenzare il ritmo di perdita del telomero e la relativa importanza dei fattori ereditari e ambientali. È su questo che si sta concentrando la ricerca attuale.
Lo studio ha ricevuto un finanziamento dal Consiglio europeo della ricerca (CER). Il CER ha lo scopo di incoraggiare la ricerca di alta qualità in Europa attraverso finanziamenti competitivi e di sostenere la ricerca di frontiera iniziata dal ricercatore in tutti i campi di ricerca, sulla base dell'eccellenza scientifica.
È importante misurare la lunghezza del telomero nello stesso individuo dall'inizio della vita e poi ripetutamente durante il resto della sua vita naturale.
La dott.ssa Britt Heidinger, dell'Università di Glasgow, commenta: "Anche se la lunghezza del telometro varia di molto da un individuo all'altro, quegli uccelli che vivevano di più avevano i telomeri più lunghi ad ogni misurazione."
Ci sono comunque anche altri fattori in gioco. Anche se la differenza della lunghezza del telomero è in parte attribuibile a fattori ereditari, può variare anche a causa di fattori ambientali come l'esposizione allo stress, come spiega Pat Monaghan, professore associato di Glasgow, nello studio: "Il nostro studio mostra la grande importanza dei processi che agiscono all'inizio della vita. Adesso abbiamo bisogno di capire meglio come le condizioni delle prime fasi della vita possono influenzare il ritmo di perdita del telomero e la relativa importanza dei fattori ereditari e ambientali. È su questo che si sta concentrando la ricerca attuale.
Lo studio ha ricevuto un finanziamento dal Consiglio europeo della ricerca (CER). Il CER ha lo scopo di incoraggiare la ricerca di alta qualità in Europa attraverso finanziamenti competitivi e di sostenere la ricerca di frontiera iniziata dal ricercatore in tutti i campi di ricerca, sulla base dell'eccellenza scientifica.
Secondo alcuni specialisti americani l'eccessiva sedentarietà è nociva quanto le sigarette
Essere troppo sedentari è rischioso tanto quanto fumare. L’indicazione arriva da due diversi studi - uno americano, l’altro australiano – che pongono l’accento sui pericolosi effetti che una vita trascorsa «da seduti» ha sul nostro organismo. E’ risaputo che l’immobilità causi problemi fisici di varia natura, ora, però, queste due ricerche non solo lo confermano, ma sono anche in grado di definire meglio i termini della questione, rimarcando che la vita sedentaria sarebbe dannosa quasi quanto le sigarette in termini di accresciuto rischio di andare incontro a malattie di cuore, diabete di tipo 2 e obesità. A rischiare sarebbero, dunque, le milioni di persone che svolgono un lavoro di tipo sedentario, che le obbliga a rimanere sedute per lunghe ore durante la giornata. «Il vero pericolo per il futuro – si legge nella relazione di Marc Hamilton, a capo dell’equipe americana, pubblicata dalla rivista Diabetes di novembre - resta legato al fatto che ci siano ancora moltissime persone assolutamente inconsapevoli dei rischi che comporta la sedentarietà e la nostra indagine ha rivelato un significativo impatto dell’inattività, paragonabile agli effetti causati dal fumo».
26 febbraio, 2012
cibi e calorie negative
Come ben sapete siamo contraria qualsiasi dieta che impone una diminuzione eccessiva delle Calorie; me sa siete dipendenti dagli snack e non riuscite a smettere di masticare vorremmo proporvi degli snack in grado di far bruciare, solo con la loro masticazione e digestione, più Calorie di quelle ingerite con lo snack stesso (li chiameremo “alimenti a calorie negative”); inoltre aumentano il metabolismo e vi permettono di diminuire l’apporto calorico giornaliero. Potrete quindi continuare a mangiare durante il giorno senza mettere su qualche chilo (sempre senza esagerare!!!).- Sedano: Un must di tutti i buffet vegetariani, il sedano è uno spuntino croccante che potete godere senza preoccuparvi della Calorie; ha una buona percentuale di zuccheri e sodio ma è molto meglio dei cioccolatini…
- Arancia: Prima di andare al lavoro mettete un arancia nella vostra borsa per uno spuntino mattutino o pomeridiano. Un’ arancia contiene soltanto 45 Calorie, quindi sentitevi liberi di mangiarla tutta!
- Fragole: Le fragole sono molto popolari a causa della loro dolcezza naturale e della loro succosità. Mettetene un po’ nei cerali a colazione per dare un’ulteriore spinta al vostro metabolismo!
- Mandarini: La versione “piccola” dell’arancia, molto saporiti e gustasi; un paio di mandarini sono un ottimo snack!
25 febbraio, 2012
Perchè si dice "canta che ti passa"?
"Canta che ti passa" è un modo di dire molto diffuso nella lingua italiana colloquiale.
E' un invito a non spaventarsi e a curare le preoccupazioni e i timori con il canto. L'espressione pare sia stata incisa su una trincea durante la prima guerra mondiale da un soldato il cui nome non è sconosciuto: l'ufficiale e scrittore Piero Jahier la trascrisse come epigrafe di una raccolta di Canti del soldato (Milano, 1919).
Jahier nella prefazione firmata con lo pseudonimo di Pietro Barba, parla del «buon consiglio che un fante compagno aveva graffiato nella parete della dolina: canta che ti passa».
In realtà, ai giorni nostri, la musica è entrata a far parte di tutti i campi della vita sociale, ma almeno la varietà dei generi musicali non manca.
La musica, dunque, rappresenta il mezzo per eccellenza attraverso cui si trova il relax ed è anche il modo più adatto per esprimere le emozioni che non si riescono a descrivere concretamente.
La musica è usata anche in campo medico: infatti è un ottimo elemento per tenere in contatto il conscio con l'inconscio perché essa è un mezzo di comunicazione che arriva anche dove le parole sembrano inaccessibili. In realtà sin dall'antichità la funzione terapeutica del canto è nota, e ha ispirato miti come quelli del cantore Orfeo.
Che dire....cantiamo!.
Come funziona la lampadina?
Per molti anni hanno fatto parte della nostra vita quotidiana.
Oggi stanno sparendo lentamente lasciando il posto alle loro dirette "discendenti", a basso consumo.
Parliamo ovviamente delle lampadine, quelle tradizionali di vetro, con una specie di molla al loro interno ormai troppo vecchie ed, energicamente, troppo dispendiose.
Parliamo ovviamente delle lampadine, quelle tradizionali di vetro, con una specie di molla al loro interno ormai troppo vecchie ed, energicamente, troppo dispendiose.
Ma come funzionano?. Il principio di funzionamento è semplice: un filo percorso da corrente elettrica si arroventa e diventa incandescente, emanando luce.
Dovendo questo resistere ad alte temperature si è scelto di utilizzare il tungsteno, un metallo che resiste fino a 3400°C!
Dovendo questo resistere ad alte temperature si è scelto di utilizzare il tungsteno, un metallo che resiste fino a 3400°C!
in presenza di aria qualsiasi materiale brucia, quindi per evitare il consumo rapido del filo,l'interno della lampadina viene completamente privato di aria (sotto vuoto) e riempito di gas inerti (argon, azoto, ecc.) per evitare l'ossidazione del filamento.
Bisogna tener presente che, anche se in questa notizia è stato riassunto in poche righe, ci sono voluti quasi 100 anni di studi (da inizio a fine ottocento) per permettere che le nostre case venissero illuminate tramite la luce elettrica.
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