11 febbraio, 2013

Pianeti abitabili sulla porta di casa


Rappresentazione artistica di un sistema planetario in orbita attorno ad una stella nana rossa. (NASA/JPL-Caltech)










Il  più vicino pianeta simile alla Terra è probabilmente in orbita attorno a una fioca stella rossa ad una distanza di soli 13 anni luce. Un valore questo ancora troppo grande per una visita, ma sufficiente per i telescopi del prossimo futuro per osservarli direttamente e individuare qualche eventuale traccia di segni di vita.
Adesso, Dressing Courtney, astronomo del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (Cambridge, Massachussets), ha pubblicato una nuova analisi di pianeti orbitanti attorno a stelle nane rosse osservate dal telescopio spaziale Kepler della NASA, un enorme lavoro che è consistito nel passare al setaccio l’immenso catalogo di Kepler – 158.000 stelle con relative occultazioni – per estrarne tutte le nane rosse in esso elencate. Kepler dà la caccia ai pianeti extrasolari, cercando di rilevare la debole diminuzione di luminosità della stelle che si verifica quando un pianeta transita di fronte al loro disco luminoso.
Trovare pianeti rocciosi, in questo modo è una sfida, dal momento che essendo di piccole dimensioni intercettano una piccolissima frazione della luce di una stella, rispetto, ad esempio, ai pianeti giganti gassosi. Ma le nane rosse sono relativamente fredde e poco luminose, rendendo più facile l’individuazione di pianeti di tipo terrestre.
Courtney ha trovato 95 possibili pianeti in orbita attorno nane rosse. Di questi, tre hanno dimensioni simili a quelle della Terra e si trovano nella cosiddetta “zona abitabile” – la regione intorno ad una stella dove può esistere l’acqua allo stato liquido. Statisticamente, questo significa che circa il 6% di tutte le nane rosse della nostra Galassia dovrebbe avere pianeti rocciosi nella zona abitabile.
La maggior parte delle stelle più vicine a noi sono delle nane rosse, tra cui la più vicina, Proxima Centauri. In base alla distribuzione delle nane rosse nella Via Lattea, Courtney stima che un pianeta potenzialmente abitabile dovrebbe trovarsi a soli 13 anni luce di distanza. Non c’è quindi bisogno di guardare tanto lontano per andare alla ricerca di una sorella della Terra.
Sorella ma non gemella, è bene però precisare. Se per dimensioni e temperatura queste innumerevoli terre aliene non si discostano più di tanto dalla nostra, per altri aspetti potrebbero essere profondamente diverse. La grande vicinanza alla stella ospite, per esempio, ha come conseguenza un’alta probabilità di blocco mareale: vale a dire che questi pianeti, esattamente come fa la Luna con la Terra, potrebbero volgere verso la propria stella sempre lo stesso emisfero. Dunque, non ci sarebbe l’alternanza fra il giorno e la notte. Ma ciò non precluderebbe necessariamente la possibilità di vita: a mitigare l’escursione termica basterebbe un’atmosfera sufficientemente densa, o un oceano sufficientemente profondo, da consentire lo scambio di calore fra l’emisfero diurno e quello notturno.
A causa delle geometrie orbitali, le probabilità che un determinato pianeta transiti di fronte alla sua stella in modo che possa essere visto dalla Terra sono solo 1 su 50, quindi è possibile che il più vicino mondo abitabile non possa essere scoperto daKepler. Dallo studio di Courtney, risulta che la maggiore probabilità di osservare un pianeta di tipo terrestre potenzialmente abitabile si abbia osservando stelle nane rosse nel raggio di 100 anni luce dalla Terra. Una distanza abbastanza piccola da permettere ai telescopi della prossima generazione, come il telescopio spazialeJames Webb e il telescopio da 40 metri di diametro EELT (European Extremely Large Telescope), di verificare la presenza nell’atmosfera di questi esopianeti dei gas prodotti dalla vita sulla Terra, come, ad esempio, una grande quantità di ossigeno.
La NASA sta progettando due telescopi spaziali specificatamente dedicati alla caccia degli esopianeti di tipo terrestre: il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) e ilFast Infrared Exoplanet Spectroscopy Survey Explorer (FINESSE). Una di queste missioni dovrebbe essere scelta entro la prossima primavera per essere lanciata nel 2017.
Anche se nessuna missione spaziale andasse avanti, i grandi telescopi a terra dovrebbero  comunque essere in grado di rilevare i gas, come l’ossigeno, nelle atmosfere dei pianeti extrasolari.

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